STUDIO SULLA VIOLENZA DELLA BRUTALITÀ UMANA PREISTORICA IN MEDIO ORIENTE

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Dall’inizio della produzione della documentazione storica, circa 4.500 anni fa, le narrazioni abbondano di violenza e, sebbene le prove osteologiche preistoriche siano scarse, restano diverse tracce, dall’omicidio di un uomo di Neanderthal da parte di un Homo sapiens individuato nella Shanidar Cave,  al rinvenimento, in Sudan, di un campo di battaglia di oltre 13.000 anni, a Jebel Sahaba, da cui proverrebbero le armi che potrebbero essere state progettate per lacerare e mutilare e uccidere in modo efficace.

Le pitture rupestri che solitamente raffigurano scene di caccia, dal Deserto del Sahara, a Sefar in Algeria, e in Spagna, a Les Dogues, sembrano mostrare un feroci combattimento tra gruppi di arcieri, inclusa, forse, una battaglia tra gruppi di donne.

Un articolo pubblicato questa settimana sulla rivista Nature Human Behavior presenta, per la prima volta, una visione delle tendenze della violenza compiute dall’uomo tra 14.000 a 2.400 anni fa, tra la fine dell’era glaciale, il Mesolitico, la fine del periodo classico.

Per cercare di discernere le tendenze, i ricercatori hanno costruito e analizzato un set di dati basato su 3.539 scheletri rinvenuti in sette paesi del Medio Oriente: Turchia, Israele, Iraq, Iran, Siria, Libano e Giordania. Per quantificare l’intensità della violenza interpersonale, hanno utilizzato la proporzione di corpi con ferite legate ad armi o lesioni da trauma cranico.

Il team si è concentrato sul Medio Oriente perché questa regione è sempre stata un focolaio di evoluzione sociale, regione in cui il primo insediamento sembra essere iniziato almeno 23.000 anni fa e sarebbe stato seguito da profonde trasformazioni. Quei gruppi di ominidi si occupavano di caccia e  a addomesticamento degli animali e, a partire da circa 10.000 anni fa, dal foraggiamento all’agricoltura. Il Calcolitico portò la rivoluzione urbana, l’ascesa degli stati agrari e la loro evoluzione in imperi aggressivi.

Il team ha scoperto ch la violenza sembra avere avuto delle oscillazioni: secondo Joerg Baten dell’Università di Tubinga, Giacomo Benati dell’Università di Barcellona e Arkadiusz Soltysiak dell’Università di Varsavia, in mezzo a queste fluttuazioni, sono stati rilevati picchi di violenza nella Tarda Età calcolitica, 6.500 anni fa, e di nuovo nella Tarda Età del Bronzo, circa 3.500 anni fa.

Alcuni ricercatori ritengono che i cacciatori-raccoglitori fossero per lo più pacifici e sono diventati bellicosi soprattutto dopo l’avvento degli insediamenti. Secondo un’ipotesi aggressiva, i Sapiens sarebbero sempre stati combattivi ma che la tendenza a lungo termine della violenza sia diminuita nel corso dei millenni, soprattutto a partire dalla cosiddetta Età dell’Illuminismo.

Molti sono i disaccordi sui rigori e sulle incertezze della società preistorica rispetto a quelli della prima vita agraria. Attualmente, si ritiene che le fatiche dei cacciatori-raccoglitori e degli agricoltori, e i relativi benefici dei loro stili di vita, dipendessero dalle loro circostanze specifiche.

Naturalmente, la documentazione storica è piena di violenza, dai primi manoscritti della Mesopotamia all’antichità classica fino ai tempi biblici. Ma non è necessariamente proiettabile sulla preistoria, perché l’ipotesi  suggerisce che la densità di popolazione sia stata bassa durante le epoche di caccia e raccolta.

I cacciatori-raccoglitori preistorici, dunque, non avevano bisogno di litigare; non legati alla proprietà che dovevano difendere, potevano andare avanti quando le cose andavano male. poiché l’aggressività cominciò a crescere quando centri urbani e proto-stati emersero durante il Calcolitico, aumentando la densità di popolazione e con essa lo stress.

Dopo il caos del Calcolitico, la violenza interpersonale diminuì durante la Prima Età del Bronzo, attribuibile all’effetto sinergico dello sviluppo di stati, leggi e commercio. Durante la Tarda Età del Bronzo, una terribile siccità durata 300 anni colpì e le grandi civiltà attorno al Mediterraneo  che implosero in un’altra ondata di violenza.

La protoscrittura in Medio Oriente, al contrario dell’Asia, risale a quasi 7.000 anni fa. Apparentemente è nato a causa di esigenze amministrative ma i primi esempi sembrano indicare solo oggetti o cose. Solo in seguito arrivarono inventari, ricevute, lettere e reclami dei clienti…

Non è chiaro quando iniziarono a essere scritti testi che esaltavano le meraviglie di questa o quella divinità o condottiero: il primo esempio conosciuto della regione è il poema epico di circa 4.000 anni sul re Gilgamesh di Uruk, apparentemente un che regnò circa 4.700 anni fa. La storia di Gilgamesh implica ben più che un piccolo spargimento di sangue e forse, non a caso, la prima testimonianza conosciuta di guerra, tra Sumeri ed Elamiti, risale a proprio a circa 4.700 anni fa in Mesopotamia

In definitiva, i dati indicano un chiaro aumento della violenza a partire da 14.000 anni fa e con un picco nel Calcolitico.

In quel periodo,  l’agricoltura si andava sviluppando, gli animali erano stati addomesticati e venivano sfruttati per la loro carne, mentre l’allevamento dei latticini ebbe luogo solo molto più tardi.

Le popolazioni crescevano e cambiavano e il Calcolitico fu un periodo di migrazioni di massa e sembra che questo sia stato il periodo in cui iniziarono a emergere i primi proto-stati centralizzati, e occasionali scontri si trasformarono in guerre su larga scala, più grandi di quelle avvenute nel Sudan e nel Turkana della preistoria. Ora non si trattava di gruppi armati di frecce, lance e pietre, ma di enormi eserciti in marcia.

Inoltre, gli autori affermano di non rilevare un “effetto urbano”: l’ondata calcolitica non è stata necessariamente limitata alle proto-città e l’aggressività letale diminuì  drasticamente nella Prima Età del Bronzo, e ancor più nella media, da 5.000 a 3.500 anni fa. In qualche modo, la violenza all’interno delle società mesopotamiche dell’Età del Bronzo diminuì, anche se sembra che i re reindirizzassero in parte il loro atteggiamento aggressivo verso i nemici esterni.

Il passaggio dalla Tarda Età del Bronzo all’Età del Ferro portò un altro picco di spargimenti di sangue e una mega-siccità ha portato allo stress delle risorse e agli spostamenti di massa della popolazione

I poteri costituiti crollano. Gli egiziani dovettero ritirarsi in Egitto. Gli imperi si piegarono in tutto il Levante e in Iran. A questo periodo seguì l’ascesa delle superpotenze regionali dell’antichità, come l’Impero assiro, che si espanse  grazie dure campagne militari e vigliacche deportazioni di massa, tracciando un possibile parallelo con il caos climatico nell’altopiano del Perù del periodo Inca

Secondo gli autori anche che il commercio potrebbe aver avuto un ruolo nell’aumento, nella caduta, nella ripresa della violenza letale. L’espansione commerciale raggiunse il picco tra la fine dell’Età del Bronzo antico e l’inizio dell’Età del Bronzo medio, un periodo relativamente quiescente dal punto di vista della violenza. Modelli simili sono riportati nell’Europa medievale e nelle Americhe.

Secondo gli autori, l’Oriente antico, in cui il declino della violenza ebbe luogo in un periodo in cui i primi stati raggiunsero capacità sostanziali di ridurre i conflitti nelle loro società, per poi aumentare nuovamente tra la Tarda Età del Bronzo e e l’Età del Ferro (1.500–400 a.C.), quando gli imperi si contorsero e l’intera regione era in subbuglio. la conclusione necessaria sembra essere che quando i tempi si fanno difficili,  l’aggressività può essere tenuta sotto controllo dallo sviluppo della civiltà.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Tübingen

Source: danielemancini-archeologia.it

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