RESTI FOSSILI DI OMINIDI INVIATI NELLO SPAZIO

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Per la prima volta, i resti fossili di antichi ominidi sono stati inviati nello spazio ma molti ricercatori e studiosi non ne sono contenti. Due resti fossili frammentati di un Australopithecus sediba e un Homo naledi, sono stati imbarcati su un volo della Virgin Galactic in partenza dal centro spaziale America, nel Nuovo Messico, affidati al miliardario sudafricano Timothy Nash in un particolare contenitore a forma di tubo.

Australopithecus sediba

I fossili sono stati scelti da Lee Berger, un ricercatore della della National Geographic Society e direttore del The Centre for Exploration of the Deep Human Journey presso l’Università del Witwatersrand, in Sud Africa, che ha avuto un ruolo determinante nella scoperta di entrambe le specie. Per il viaggio sono stati scelti un frammento della clavicola di A. sediba, risalente a 2 milioni di anni fa, rinvenuto nel 2008, un osso del pollice di H. naledi, ominidi ancora misterioso, vissuto 300.000 anni fa. trovato nella Grotta Rising Star nel 2013 da un gruppo di ricercatori.

Lee Berger ritiene che “il viaggio di questi fossili nello spazio rappresenti l’apprezzamento del contributo di tutti gli antenati dell’umanità e dei nostri antichi parenti”, confermando che questi ominidi “non avrebbero mai potuto sognare da vivi di intraprendere un viaggio così incredibile come ambasciatori di tutti gli antenati dell’umanità”, motivo che è uno dei tanti per cui gli antropologi e altri ricercatori hanno criticato il volo spaziale.

Alessio Veneziano,, antropologo biologico e co-organizzatore della conferenza Advances in Human Evolution, Adaptation and Diversity, ha identificato sinteticamente quattro questioni principali che sono state discusse: 1) la mancanza di giustificazione scientifica del volo; 2) questioni etiche relative al rispetto dei resti ancestrali umani; 3) l’accesso di Berger stesso ai fossili, che pochi altri ricercatori hanno potuto condividere; 4) la falsa rappresentazione della pratica della paleoantropologia.

Il viaggio spaziale dei fossili è stato aspramente criticato per la mancanza di uno scopo scientifico, soprattutto perché un malfunzionamento durante la missione avrebbe potuto distruggere gli esemplari dal valore inestimabile. La richiesta di permesso originale di Berger, che alla fine è stata approvata dalla South African Heritage Resources Agency (SAHRA), menzionava che l’obiettivo del viaggio era promuovere la scienza e portare un riconoscimento globale alla ricerca sulle origini umane in Sud Africa.

Homo naledi

Gli effetti del volo spaziale sui beni del patrimonio non sono stati oggetto di studio scientifico e alcuni “archeologi spaziali” sono decisamente interessati, mentre altri hanno menzionato approcci non etici.

Alcuni studiosi  ritengono che le ossa fossilizzate non sono solo campioni scientifici ma i resti dei nostri antenati e dobbiamo loro rispetto, ma sembrerebbe che i fossili siano stati classificati come resti paleontologici e non umani , aggirando questioni etiche e legali, aggirando le problematiche di carattere etico

Secondo Rachel King, docente associata di studi sul patrimonio culturale presso l’University College di Londra, il Sudafrica, in quanto Stato sovrano, può gestire il suo patrimonio nazionale come meglio crede, compreso lanciare parte di quel patrimonio nello spazio come hanno fatto gli Stati Uniti, la Russia, la Danimarca e altri paesi. Il fatto che ciò sia avvenuto attraverso quella che sembra una procedura standard di conformità dovrebbe indurre tutti a pensare a potenziali conseguenze più ampie, ritiene la studiosa, compresi eventi futuri che potrebbero mettere il patrimonio archeologico a rischio di distruzione.

Sebbene sia un aspetto chiave della richiesta di permesso di Berger, in cui giustificava la selezione dei fossili, mitigando il rischio della loro perdita perché erano stati “ampiamente studiati” e “pubblicati molte volte”, esistono pochi calchi fossili di ominidi diversi dall’Homo naledi disponibili per lo studio e la visione pubblica, spesso a causa della mancanza di risorse finanziarie e materiali nei paesi in cui si trovano, mentre miliardari, in preda al cosiddetto “paleoturismo”, dettano legge con il vil denaro.

Oggi, la maggior parte dei ricercatori paleoantropologici non ha accesso a siti e fossili, come quello concesso a Berger: il problema, dunque, rimane, agli occhi di molti, e Berger ha magistralmente scavalcato il parere dei ricercatori del settore.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Space.com

Australopitecus

Source: danielemancini-archeologia.it

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